“Nome, Cognome, Data di nascita, Luogo di nascita e Codice Fiscale”. Sarei pronto a giocarmi il mio intero stipendio di questo mese che non esiste un nostro modulo che non inizi col richiedere queste informazioni. Purtroppo, l’ultimo dato racchiude in sé tutti gli altri, quindi, a rigore di logica, o chiedi il codice fiscale o chiedi Nome, Cognome, Data e Luogo di nascita. Pretendere entrambi è ridondante e certo non depone a favore della nostra intelligenza di sacri custodi del procedimento burocratico. Ma la nostra ottusa ossessione per i dati personali non si ferma certo qui e trova applicazione quasi ovunque.

Il codice IBAN? Quando lo chiediamo esigiamo anche i dati della banca e della filiale, e guai se non li otteniamo. Ma anche qui vale lo stesso discorso fatto per il codice fiscale. O ancora: Luogo di residenza, C.A.P. e Provincia. Uhm, anche qui mi sembra che ci sia qualcosa di troppo, non trovate? E perché mai dobbiamo richiedere la mail ad un cittadino se poi ci rifiutiamo categoricamente di rispondergli con lo stesso mezzo, obbligandolo a venire di persona a ritirare il documento di cui ha bisogno?

Potrei continuare ancora a lungo, ma a questo punto dobbiamo dirci la verità. Si sarebbe tentati di pensare che il problema si annidi tre le grigie scrivanie degli uffici e gli angusti cervelli dei loro pigri occupanti. Errore: in realtà è l’opposto. Noi impiegati siamo in fondo giustificati. Per fare il nostro – diciamo così – lavoro ci è richiesto di essere stupidi, ottusi, inutilmente pedanti. Se non siamo così, un posto in Comune non ce lo danno neanche a piangere. No, il problema sta nella gente che ogni santo giorno entra in ufficio pronta a subire ogni sorta di vessazione senza reagire. Alcuni sono più spauriti di un agnellino condotto al macello; altri sono più battaglieri, ma finiscono comunque col pestare il naso contro il muro di regole, moduli e scartoffie che alziamo a nostra difesa. Avessi mai visto un cittadino che si sia indignato e rifiutato di sottomettersi al nostro pedante collezionismo di dati fine a se stesso gridandoci in faccia la verità che ognuno di noi impiegati custodisce sul fondo del proprio cuore, proprio a fianco del numero di matricola: non siamo altro che stupide, pavide rotelle di un elefantiaco meccanismo che si regge in piedi su niente altro che l’immane mole della propria stupidità. Basterebbe poco per fare crollare tutto: forse anche solo una risata, uno sberleffo che ci metta finalmente a nudo. Ma non deve venire da noi. Aspettare che la pubblica amministrazione si auto-riformi è una pia illusione. Tocca ai cittadini pretendere con forza una macchina burocratica efficiente e alzare un coro di protesta se questo non avviene. Aux arms, citoyens!