Scendendo lungo il sentiero incappo in due carampane che mi fermano chiedendomi una foto col loro cellulare. L’incontro di due miserie: la mia e la loro. Avranno una sessantina d’anni. Probabilmente lesbiche. Trucco pesante, abiti sgargianti, e quella mal trattenuta sguaiataggine tipica delle persone che, raggiunta una certa età, compensano il guadagno in libertà con una proporzionale perdita in pudore.

Faccio un paio di scatti che difficilmente vinceranno il premio Pulitzer. “Brutto diventar vecchi…” si lamenta la più comica delle due mentre, accoccolata sui talloni, tenta di rialzarsi in un sinistro scricchiolio di giunture.

E’ un destino comune, non si preoccupi…” faccio io tentando di consolarla senza dire in realtà alcunché di consolatorio. Poi, non contento, (quando imparerò?) chioso: “Secondo Seneca iniziamo a invecchiare e morire nel momento stesso in cui veniamo al mondo.

Ah… Seneca… Un filosofo? Sa… io sono ignorante!

Non ero in condizione di potermi vedere, ma sono sicuro che un lampo di malignità abbia attraversato i miei occhi.

Lo rimanga signora. Più si accresce la propria sapienza, più si accresce la propria infelicità.

Questa è la a Bibbia – l’Ecclesiaste, in particolare. Ma da come mi guardano, le tizie devono aver preso il pensiero per farina del mio sacco. Mi trattengo dal continuare ad infierire e mi dileguo come il gatto Behemoth. Spiegare le proprie citazioni è umiliante tanto quanto spiegare le barzellette. Mentre le lascio lì in mezzo al sentiero coperto di brina sembra che di colpo la temperatura sia scesa di almeno un altro paio di gradi. Devo piantarla una buona volta di sperare con ingenuo candore di riuscire un giorno a infrangere la barriera invisibile che mi separa da tutti gli altri esseri umani.