Quanto siamo stati stupidi! Per anni abbiamo creduto che lo spazio di tempo tra le dieci del mattino e mezzogiorno fosse l’orario di apertura al pubblico. In realtà adesso sappiamo che si tratta dell’inizio dei corsi quotidiani della facoltà di tuttologia del paese. Viene quasi da vergognarsi di beneficiare senza merito di una fortuna così sfacciata. Tutti i santi giorni lavorati-vi, per due ore e spesso anche di più, possiamo abbeverarci alla sapienza di autentici luminari di ogni materia possibile ed immaginabile dello scibile umano. Gratis, per giunta. Oggi, poi, è stato un giorno davvero memorabile: abbiamo assistito ad una lectio magistralis dietro l’altra. Neanche il tempo di aprire la porta del Comune e fa irruzione un pensionato che inizia a pontificare su come andrebbe gestita la raccolta differenziata dei rifiuti. Rimaniamo incantati. Non esiste un singolo aspetto dell’argomento sul quale non si creda esperto. Lo ascoltiamo rapiti mentre con disinvoltura illustra a noi poveri ignoranti i misteri del trasporto dei rifiuti, della loro selezione, del riciclo e degli inceneritori, per poi finire ammonendoci di non sottovalutare l’importanza di una modulistica informativa e di un sistema di raccolta porta a porta che non tralasci nemmeno le più sperdute baite perse tra le frazioni di montagna. Omette di spiegarci con quali fondi intende edificare un tale paradiso ecologico. E soprattutto sulla base di quale senso civico. Ma nessuno di noi si azzarda a fargli notare le magagne del suo masterplan. Riconosciamo che ad indurci a tali pensieri disfattisti altro non è che il nostro congenito ed ottuso lassismo da dipendenti pubblici. Se ne va dopo venti minuti di ininterrotto monologo, visibilmente soddisfatto per aver dato il proprio fondamentale apporto al miglioramento delle sorti del mondo.

Un tale diluvio di parole mi spinge a correre in bagno ad agguantare un’aspirina contro il mal di testa dall’armadietto delle medicine. Nel mentre entra una coppia di torvi villeggianti. O almeno così sembra. In realtà (quanto inganna l’apparenza!) si rivelano subito due autentiche autorità di economia tributaria degli enti locali. E molto battagliere, per giunta. In men che non si dica ci ritroviamo sotto il fuoco incrociato di una raffica di domande su I.m.u., Ta.s.i., T.a.r.i., Tosap e su come andrebbero impiegati i proventi che ne derivano:
«Possibile che voi dei Comuni non siate capaci di usare i soldi che estorcete alla gente?»
«Com’è che in cambio noi cittadini non riceviamo mai un servizio che sia uno?»
«E perché non si può mai sapere come l’Ente spende i soldi che raccoglie?»
Uno di noi si azzarda timidamente a fare notare che bilanci e rendiconti di ogni tipo sono pubblicati sul nostro sito, basta solo prendersi la briga di andare a consultarli ed il 90% delle loro domande troverebbe una risposta.
Sul momento restano spiazzati, e noi con loro: nella nostra ingenuità pensavamo che dietro ad accuse così circostanziate ci fosse un accurato studio della situazione finanziaria dell’Ente. Possibile che parlino senza essersi documentati? Dopo attimi di imbarazzato silenzio ammettono con candore: «E’ che non abbiamo internet…» Mentre si giustificano sembrano rimpicciolire di una ventina buona di centimetri.
Percepiamo che è il momento di passare al contrattacco: «Oh, ma non fa niente, vi stampiamo noi tutto ciò che volete consultare» diciamo con maligna cortesia. «Diteci solo che cosa volete iniziare a consultare: il bilancio di previsione, il rendiconto o il prospetto delle società partecipate?»
«E che differenza c’è?» Adesso si sono fatti davvero minuscoli, tanto che per vederli dobbiamo alzarci dalle sedie e metterci in punta di piedi. Iniziamo a spiegare con un tono tipo “maestro Manzi”. Dopo un minuto, alle spese in conto capitale, alzano già bandiera bianca. «Noi in realtà saremmo venuti solo per sapere se potevate darci una mano a compilare questo bollettino postale…» e con mano tremante ci porgono l’irrisolvibile enigma. Scriviamo nome, cognome, indirizzo, causale e con un ghigno beffardo dipinto sulle labbra restituiamo il foglietto ai due sapienti. «Oh, grazie… grazie…» ed escono con la coda fra le gambe. Sulla soglia però hanno un sussulto di orgoglio: «e comunque al parco ci sono poche panchine, lo scriveremo al Sindaco!» e si dileguano prima di darci il tempo di rispondere. Sorridiamo. Tempo fa avremmo sentenziato che la gente dovrebbe mostrare il coraggio di difendere le proprie idee. Oggi, più modestamente, ci accontenteremmo che la gente avesse anche solo delle idee…

Intanto l’orologio del campanile della Chiesa batte pietosamente mezzogiorno. Anche per oggi le nostre lezioni sono terminate. Chiudo la porta e torno alla mia scrivania. In ufficio c’è un silenzio profondo. Ognuno di noi impiegati pare immerso nei propri pensieri. Dopo aver ricevuto lezioni così alte, forse è del tutto naturale essere un po’ sconvolti. Peccato non aver preso appunti. Aspetto solo con ansia l’annuncio dall’accademia reale svedese che due sconosciuti pensionati italiani, dopo aver scoperto così tanto della struttura del mondo e della società, hanno vinto i premi Nobel per l’economia…