La storia della Seconda guerra mondiale

Una guerra durata sei anni, combattuta da milioni di uomini e donne su tre continenti e tre oceani. Un lascito di 65 milioni di morti, in massima parte civili. Città rase al suolo, economie al collasso, legami sociali stravolti da un feroce scontro tra sistemi ideologici. E soprattutto, per i sopravvissuti, il fardello di un dolore immenso, sconfinato, sorto da crimini atroci, così al di fuori da ogni elementare nozione di umanità, che ancora oggi lasciano sconvolto chiunque si accosti ad essi.

Avere la presunzione di raccontare la Seconda guerra mondiale significa, prima di tutto, guardare dentro sé stessi. Significa mettere alla prova la solidità delle proprie malferme concezioni del bene e del male, del dovere, della giustizia, del coraggio, della solidarietà, di ciò che in concreto si reputa un valore o un crimine a cui opporsi. In termini più astratti significa inoltre scontrarsi con la propria piccolezza. Di fronte ad un compito tanto immane può accadere di scoprire un più profondo senso della parola “umiltà”. Quale mano può essere in grado di reggere la penna per trasmettere degnamente l’enormità degli eventi accaduti in quel periodo? Quale mente può poi ordinarli, indagarne onestamente l’essenza e isolare infine le infinite relazioni con il presente ed il futuro? Nondimeno, per chiunque ne senta la vocazione, è un bisogno insopprimibile. Il mondo in cui oggi viviamo è ancora fortemente legato alla Seconda guerra mondiale: molti storici ritengono che quelli che stiamo vivendo siano in realtà i tempi supplementari di una partita iniziata nel Novecento. Credo sia una convinzione fondata. I confini di tanti Stati sono espressione diretta dell’eredità degli accordi di pace del 1945. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu è guidato da Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia, vale a dire dai vincitori del conflitto. Le armi nucleari, impiegate per costringere il Giappone alla resa, continuano a costituire una minaccia per il mondo, sebbene con minore intensità che in passato. Ed infine l’Europa, il continente che per secoli ha imposto un dominio totale su tutti gli altri, è stata relegata alla periferia del potere politico e militare del pianeta. Gli effetti di questo ridimensionamento, anch’essi frutto della Seconda guerra mondiale, hanno condotto alla nascita dell’Unione Europea e garantito ad oltre 300 milioni di persone i benefici di una pace che dura ormai da tre quarti di secolo. Vorrei che ognuno riflettesse su questa considerazione che sembra una frase fatta. Per l’Europa si è trattato di una novità assoluta: basti pensare che nel Cinquecento vi furono meno di dieci anni di pace completa, nel Seicento quattro, nel Settecento dodici. 274 anni su 300: per tutte le generazioni di europei prima della nostra, la guerra era una realtà comune, un evento poco meno prevedibile dell’arrivo della primavera. Oggi non è più così, a seguito del secondo conflitto mondiale. Abbiamo la pace ma non siamo più il centro del mondo. Personalmente non ritengo sia stato un cambio svantaggioso. Chi – come me – è nato dopo il 1945 ha avuto la fortuna di trovarsi immerso in una realtà di diffuso benessere economico, diritti civili, libertà, possibilità di viaggiare e comunicare prima impensabili. Tutte conquiste per le quali la generazione precedente ha sentito di dover lottare sulla spinta della reazione agli orrori sopportati durante la guerra. Per tutte queste ragioni è necessario continuare a scrivere e parlare dell’evento centrale del XX secolo. Ma non si tratta solo di capire come siamo giunti alla conformazione del presente. Con il passare del tempo, e la conseguente scomparsa di tanti testimoni diretti, aumenta sempre di più il pericolo che vada smarrita l’urgenza di tenere viva la dolorosa lezione della Seconda guerra mondiale. L’affievolirsi della coscienza storica è una delle vie che portano all’imbarbarimento di una società. È necessario vigilare affinché questa eventualità non si verifichi. Il progresso non è un avanzamento ininterrotto: il mito di un’umanità lanciata in una trionfale marcia verso lo sviluppo, incrinatosi sui campi di Verdun e della Somme, si è definitivamente infranto ad Auschwitz e Hiroshima. Ora sappiamo che ciò che è stato acquisito da una generazione può essere perso dalla successiva. Tutto può ritornare, se si smarrisce il senso del proprio presente. È un processo sotterraneo, che inizia con la lenta erosione delle fondamenta della memoria collettiva. Per questo motivo è sempre un qualcosa di difficile riconoscimento: i prodromi sono in genere impalpabili e incoerenti. Riconoscere in essi una connessione richiede forse la sensibilità estrema ed allucinata di un artista, piuttosto che il lavoro dello storico o del sociologo, che subentra quando i segnali sono manifesti e ormai è probabilmente troppo tardi. Oggi siamo seduti su una polveriera di ignoranza. Le micce sono già state posizionate: si chiamano paura, egoismo e indifferenza. Molti dei mostri che hanno portato alla guerra stanno ritornando, in forme nuove e vecchie allo stesso tempo. Pensate alla vostra vita di tutti i giorni e guardatevi intorno: ne riconoscerete la presenza in mille episodi e persone. Non sappiamo quando scoccherà la scintilla che ci farà sprofondare in una nuova età oscura. Non trovo di conforto sapere che si tratta di un pericolo che verosimilmente incombe sull’uomo dalla sua comparsa sulla Terra. Se vogliamo accontentarci di vivere nell’incertezza, facendo in modo che un’altra apocalisse rimanga una questione di “se” e non di “quando”, la consapevolezza di quanto accadde tra il 1939 ed il 1945 può indubbiamente esserci di aiuto. Possiamo permetterci di perdere molte cose che a torto riteniamo irrinunciabili, ma non una chiara, onesta, memoria del passato, soprattutto il più recente, quello con il quale è maggiormente difficile e doloroso fare i conti; quello che meglio di ogni altro tempo si presta ad essere distorto e dimenticato.

L’argomento, come detto, è vastissimo. Ho creduto utile dedicare una sezione ad ogni anno della Seconda guerra mondiale. Per accedere ai testi è sufficiente cliccare sulla relativa immagine dello slideshow. E possiate avere nei confronti dell’autore la comprensione di perdonare omissioni, errori, difetti e in generale ogni mancanza dovuta alle sue limitate facoltà mentali.